MODERNO E CONTEMPORANEO

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Il Novecento è il secolo della velocità, dello sviluppo tecnologico, industriale e delle tragiche guerre mondiali. Questi elementi influenzano profondamente gli artisti che, dal Futurismo in poi, cercano attraverso i loro dipinti moderni di esprime il loro tempo frenetico. Grande peso ha la filosofia e soprattutto la nascente psicologia che porta l’artista a rappresentare i propri stati d’animo e a focalizzarsi più sulle relazioni tra gli oggetti che sull’oggetto stesso.

 FORMA 1

Nel 1947 esce la rivista “Forma”, dove un gruppo di artisti italiani, vi elaborò un "manifesto formalista”. Questi artisti erano Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato. Il loro gruppo venne definito "Gruppo Forma 1" e sosteneva un'arte non realistica che dava importanza alle forme e alle linee nel loro significato più essenziale. Non si trattava di un’arte astratta ma nemmeno realista; i dipinti formalisti sono immagini di forma-colore. Ogni artista si esprimerà in un proprio linguaggio, alcuni tra loro si uniranno all’astrattismo (come ad esempio Carla Accardi) mentre altri torneranno all’arte figurativa. Il gruppo si scioglierà nel 1951 e ebbe un importante contributo nello sviluppo dell’arte italiana del Novecento.

Un perfetto esempio del movimento artistico Forma 1 può essere questo dipinto di Piero Dorazio del 1996,  Sinope

ESPRESSIONISMO ASTRATTO

Negli anni della Seconda guerra mondiale, molti tra i maggiori artisti europei si rifugiano in America, in particolare a New York, che assume così un ruolo primario per lo sviluppo dell’arte americana. Si sviluppa proprio in questi anni la corrente artistica dell’Espressionismo astratto.

Fondamentale è la presenza dei surrealisti, che sostengono la teoria della pittura come trascrizione visiva dell’inconscio e, quindi, come espressione più autentica dell’Io. Gli artisti dell’espressionismo astratto però, influenzati molto anche dall’astrattismo, abbandonano totalmente ogni forma precostituita ed esprimono i propri sentimenti solo attraverso linee e colori. Nel 1952 il critico Harnold Rosenberg definisce questa corrente artistica “action painting”, proprio per il fatto che queste opere venivano realizzate in velocità, applicando il colore in modo rapido seguendo l’inconscio ed escludendo del tutto la razionalità. I maggiori esponenti dell’espressionismo astratto sono Jackson Pollock, Willem De Kooning, Franz Kline.

Parallelamente all’action painting altri artisti si sviluppa negli Stati Uniti una corrente astratta più meditativa, vicino al neoplasticismo di Mondrian, di cui fecero parte Barnett Newmann, Ad Reinhardt e Mark Rothko.

Anche in Europa negli anni del dopoguerra inizia ad affermarsi una corrente artistica simile all’espressionismo astratto, detta Informale, di tipo più segnico. Gli artisti maggiori di questa corrente sono Wols, Georges Mathieu e Hans Hartung in Francia, in Inghilterra troviamo invece Graham Sutherland, Francis Bacon e Henry Moore.

In Italia, l’Informale, si declina sotto diverse correnti stilistiche. Troviamo infatti un informale di tipo segnico, come quello di Renato Birolli, Emilio Vedova, Afro e Giuseppe Capogrossi, e un astrattismo geometrico rappresentato invece da Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso e Bruno Cassinari.

Un esempio di pittura informale può essere questo dipinto di Georges Mathieu, “Volupté du Matin , del 1987.

 

ARTE MATERICA

Pur rientrando nell’ambito dell’Informale, l’arte materica presenta una grande originalità. L’artista principale di questa corrente è Alberto Burri.

Dopo aver conseguito la laurea in medicina, nel 1944, Burri diventa prigioniero di guerra. Nel 1945 torna in Italia e decide di abbandonare la medicina per dedicarsi alla pittura.

Burri realizza opere che superano completamente le tecniche tradizionali pittoriche e inizia ad utilizzare nelle proprie opere materiali diversi.

I materiali che utilizza e le opere che crea non sono però rivolte ad esprimere dei sentimenti interiori, Burri utilizza infatti tutto ciò che ricorda la guerra: sacchi di iuta, sabbia, catrame, smalti, oli che formano superfici dense e grumose. Esprime con fortissima drammaticità ciò che la guerra ha portato: lacerazioni e distruzione dell’umanità.

Dopo il 1956 Burri inizia ad usare la tecnica della “bruciatura” che deforma la materia esprimendo sempre maggiore sofferenza, inizia ad usare legni, ferro e cellophane fino a realizzare i “cretti”.

Alberto Burri influenzò l’arte materica internazionale e artisti di grande importanza come Antoni Tápies e Robert Rauschenberg.

 

SPAZIALISMO

Nel 1946 Lucio Fontana scrive in Argentina il Manifesto blanco, in cui affronta il problema dello spazio pittorico dichiarando “abbandoniamo la pratica delle forme d’arte conosciute e affrontiamo lo sviluppo di un’arte basata sulla unità del tempo e dello spazio”.

Lo spazio era stato infatti sempre ricreato nella pittura tradizionale solo illusionisticamente ma a Fontana, che era nato come scultore, questo non basta; lui vuole andare oltre.

Proprio in questo periodo Fontana inizia a realizzare vari disegni che vengono definiti Concetto spaziale, che tuttavia riproducono ancora uno spazio illusorio. Tornato a Milano, formula una serie di Manifesti spaziali e viene appoggiato da altri artisti come Giovanni Dova e Roberto Crippa.

La sua ricerca continua assiduamente e, nel 1958, inizia a ferire la tela tramite buchi e tagli.

Queste opere sono testimonianza del fascino di Lucio Fontana per la vastità, il mistero di questo cosmo sconfinato esplorato per la prima volta nel 1961. Tramite le sue opere spaziali egli distrugge la tela, oltrepassando la bidimensionalità e creando una terza dimensione che unifica lo spazio ed il tempo in un unico gesto, rendendo eterno l’infinito.

Questi concetti sono perfettamente espressi nell’opera di Lucio Fontana, “Concetto spaziale”, realizzata nel 1968.

Altri artisti di spicco che lavorano sul concetto di spazio sono Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Paolo Scheggi e Dadamaino.

 

POP ART

Intorno agli anni ’60 si sviluppa in America un fenomeno artistico che viene definito in Inghilterra “pop-art”. Questo fenomeno nasce dall’incontro tra arte e mass-media, in un’epoca che ormai è bombardata da immagini, pubblicità e consumismo. Le prime opere che possono essere considerate pop-art sono quelle di Robert Raushenberg e Jasper Johns.

Questo movimento artistico riutilizza immagini mediatiche e oggetti di uso comune e quotidiano, quasi banali. Lo scopo delle opere della pop-art è quello di interpretare il proprio momento storico e di evidenziare come anche gli oggetti industriali, solitamente trascurati dall’arte, possono avere una propria bellezza.

Gli esponenti maggiori della pop-art sono Andy Warhol, Claes Oldenburg e Roy Lichtenstein.

In Europa la pop-art si esprime generalmente nella corrente del Nouveau Réalisme, di cui fecero parte gli italiani Mimmo Rotella, Valerio Adami, Mario Schifano, Enrico Baj ed Michelangelo Pistoletto. Altri due artisti fondamentali della pop-art europea furono Piero Manzoni e Christo.

Un esempio di opera di ambito pop-art: Enrico Baj, "Trois bonapartistes, del 1973.

 

ARTE CINETICA e OP ART

Tra gli anni ’60 e gli anni ’70 alcuni artisti studiano e virano la loro produzione mirando agli affetti di illusioni ottiche prodotte dal movimento o dall'accostamento di linee, griglie, strutture modulari o colori. Questi accostamenti hanno lo scopo di coinvolgere in prima persona lo spettatore attraverso una percezione instabile e incerta.

La Op art in realtà fa parte di un più vasto movimento che prende il nome di arte cinetica e che vede le prime mosse fin dagli anni ’20 del Novecento. Opere esemplificative di questo  movimento sono quelle di Julio Le Parc e Victor Vasarely.

 

ARTE POVERA

L’Arte Povera fu un movimento artistico italiano che prese le mosse dall’ambiente culturale torinese. “Arte Povera” fu il titolo che Germano Celant diede alla mostra che si tenne a Genova nel 1967 e che vedeva come protagonisti Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Pino Pascali e Emilio Prini. La poetica di questo movimento parte dalla concezione che nella materia naturale, vegetale, animale e minerale siano presenti grandi possibilità espressive. Andando contro ai valori culturali organizzati della società vengono recuperati i materiali “antiartistici” come stracci, carta ecc. Di questo movimento fecero parte anche Giovanni Anselmo, Mario Ceroli, Mario Merz, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio, Piero Gilardi e Giuseppe Penone.

 

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