ARTE ORIENTALE

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Da molti anni nutriamo la passione per l’antiquariato cinese-orientale, lo consideriamo un mondo in continua scoperta ed oltremodo affascinante. Gli oggetti d’arte orientali e cinesi per essere valutati devono essere catalogati per stato di conservazione, epoca e regione di appartenenza.

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La storia dell’arte orientale risulta molto complessa per la grande varietà di stili, produzioni e tipologia di opere prodotte nelle varie epoche e nei vari territori.

L’arte orientale si declina infatti negli oggetti di antiquariato, negli arredi, nei dipinti e in particolare nella produzione di ceramiche e porcellane cinesi, giapponesi, coreane e del Medio Oriente.

Nel mercato dell’arte e dell’antiquariato, infatti, le ceramiche orientali antiche (come vasi, cache-pots, ciotole, servizi da tè e piatti) sono molto ricercate, soprattutto per quanto riguarda i vasi orientali.

Proprio per questo motivo sarebbe opportuno descrivere meglio la storia della ceramica cinese e della ceramica giapponese.

 

CERAMICA CINESE

L’arte della ceramica cinese è molto importante e vanta di una lunghissima tradizione di innovazioni, in particolare è conosciuta per aver inventato la porcellana.

La ceramica e la porcellana cinese ha avuto inoltre una grande influenza sullo sviluppo di quelle europee, coreane e giapponesi.

Questo tipo di arte è estremamente antico e nasce, infatti, nel sud della Cina intorno al XVII millennio a.C., nelle popolazioni paleolitiche dei cacciatori e raccoglitori.

Grandi quantità di ceramiche sono state però prodotte nel Neolitico, nella cultura di Yangshao.

Un’alta qualità e finezza viene raggiunta nelle culture di Majiayao e Longshan, grazie all’utilizzo del tornio rapido.

Un ulteriore sviluppo stilistico e tecnico si ha poi sotto le dinastie Shang e Zhou, in cui vennero realizzati i «proto-celadon», che si affineranno poi sotto gli Han. Questo tipo di ceramica viene considerata come la prima vera porcellana.

Purtroppo questa evoluzione tecnica si assesta nel periodo anarchico dopo gli Han, con i Tre Regni e le Sei Dinastie. La dinastia Sui che gli succede, anche se durò solo dal 581 al 618, riesce a restaurare l’unità della Cina e a preparare l’arrivo dei Tang.

La dinastia Tang è un periodo molto prospero e apre i confini cinesi al mondo esterno, sviluppando la Via della seta e le relazioni estere. L’arte della ceramica, sotto questa dinastia, inizia ad essere esportata in Africa e in Europa e la porcellana si sviluppa sempre più finemente e viene apprezzata moltissimo anche dagli stranieri.

Vengono sperimentati diversi tipi e stili di ceramiche come la “porcellana xing", le ceramiche a tre colori e quelle «blu e bianche» che avranno grandissimo successo sotto le dinastie Yuan, Ming e Qing. Vennero realizzati inoltre i primi celadon (qing).

Ai Tang succede la dinastia Song, le cui porcellane sono conosciute in particolare per la loro bellezza classica ed eleganza. Infatti, influenzati dal pensiero confricano, i Song realizzano opere d’arte raffinate, preferendo la monocromia e motivi decorativi. Sotto questa dinastia si assiste ad importanti innovazioni tecniche, grazie anche alla realizzazione di formi più elaborati.

In questo periodo si sviluppano i celadon e vari tipi di ceramiche (ding, ru, jun, guan, ge e cizhou) e la porcellana qingbai.

Dal 1271 in Cina regna la dinastia mongola Yuan, che promuove molto la produzione artistica e gli scambi commerciali. Sotto gli Yuan vengono prodotti numerosi celadon yaozhou, con motivi spesso naturali come cervi e pesci, e i celadon longquan di grandi dimensioni con motivi naturali e di draghi. Questi prodotti vengono esportati in India e nell’Impero ottomano.

Oltre ai celadon, continua la produzione delle ceramiche jun e qingbai e vengono realizzate le porcellane «blu e bianche». Questi vasi vengono decorati con un colore blu cobalto importato dall’Impero mongolo e vengono realizzati principalmente nei forni di Jingdezhen, posizione strategica dal punto di vista commerciale. I decori appaiono ricchi e sono d’ispirazione naturale oppure raffigurano animali mitici come draghi e fenici.

Sotto la dinastia Ming (1368 - 1644) sono particolarmente apprezzate le porcellane Ming «blu e bianche», realizzato con un cobalto cinese mescolato con cobalto importato dal Medio Oriente. Queste opere, realizzate soprattutto per la Corte, vengono poi esportate in tutta Europa, in Medio Oriente e in Giappone. Le più importanti sono quelle appartenenti alle ere Yongle, Xuande e Chenghua. La dinastia Ming è inoltre importante per la produzione di ceramiche chiamate «bianco di Cina».

Dal 1644 al 1911 regna in Cina la dinastia Qing. Con l’arrivo dei Qing vi è un ulteriore sviluppo di tecniche e decori, che diventano sempre più elaborati. La produzione per la Corte imperiale aumenta sempre di più e la qualità dei pezzi realizzati diventa sempre più raffinata. Grazie a questa dinastia si creano nuovi stili per i vasi cinesi in ceramica e porcellana (doucai, susancai, wucai o «famiglia verde», ruancai, falangcai, fencai, yangcai o «famiglia rosa») che vengono spesso esportate in Europa o regalate ai sovrani stranieri dall’imperatore Kangxi.

La porcellana «blu e bianca» raggiunge il culmine della sua qualità con il blu zaffiro e le opere diventano sempre più delicate e pregiate. Gli oggetti prodotti sono generalmente vasi, ciotole, piatti, vassoi o servizi da tè. Questi vengono generalmente decorati con motivi floreali, scene di romanzi o uccelli su rami.

 

CERAMICA GIAPPONESE

La ceramica giapponese è una delle forme d’arte più antiche che si svilupparono in Giappone. Le prime ceramiche vengono infatti realizzate nel VI millennio a.C., nel periodo Jomon; fino al XVII secolo tuttavia non vi sono grandi sviluppi significativi.

È solo successivamente all’importazione di ceramiche cinesi e coreane che, infatti, l’arte della ceramica giapponese, si sviluppa maggiormente. In particolare un grande produttore di ceramica è a Seto, dove vengono prodotte soprattutto ceramiche vetrinate. I vasi cinesi erano infatti considerate opere sofisticate che venivano usate dalle classi superiori.                                                      

Con l’invasione della Corea nel 1592, i giapponesi portano come schiavi in Giappone dei vasai coreani che fondano diversi forni (tra cui quello di Arita che diventerà il principale esportatore di porcellane in Europa tra il XVII/XVIII secolo). Grazie a uno di questi vasai viene scoperta una materia bianca con cui verrà realizzata la prima porcellana giapponese proprio nelle vicinanze di Arita. Con la crisi cinese, inoltre, i vasai cinesi si rifugiano in Giappone e introducono così nuove tecniche affinando la produzione di ceramica e porcellana.

Nel 1675 la famiglia Nabeshima di Arita produce una particolare porcellana smaltata di grande qualità che viene chiamata porcellana Imari, a causa del porto da cui veniva spedita. Questo tipo di porcellana generalmente presenta dei decori naturali e floreali blu e rossi su sfondo bianco, che influenzarono anche gli oggetti orientalizzanti prodotti nelle fabbriche di porcellana europee.

A Kyoto, sempre nel corso del XVII secolo, il vasaio Nonomura Ninsei inventa uno smalto che porta alla raffinazione della ceramica; questa qualità viene poi superata ulteriormente grazie all’invenzione di un nuovo stile caratteristico del suo discepolo Ogata Kenzan. Queste opere saranno poi di esempio per tutte le produzioni successive.

Dalla fine del XVIII secolo la produzione di ceramica si sviluppa anche in altre aree del Giappone e aumentano così i forni e il commercio sia esterno sia interno di questi oggetti.

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