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Il design rappresenta per eccellenza il connubio tra innovazione e ricerca del bello, un mondo che coinvolge figure diverse: l’artista con la sua creatività, l’artigiano con la sua esperienza e l’industria che sperimenta e innova la produzione rendendola replicabile.

Già alla fine del XIX secolo una forte spinta verso la novità ha dato vita a fermenti artistici europei spinti dalla volontà di unire il bello artistico e la sua declinazione nella quotidianità. Le Esposizioni Universali, le Biennali e le scuole di arti applicate sono state veicolo di modernità e di nuove idee produttive oltre che decorative. Per indicare un possibile inizio del design potremmo citare Peter Behrens, architetto tedesco al quale l’azienda AEG affidò la progettazione completa dei prodotti, dalla fabbrica alla comunicazione. Il Bauhaus in ambito tedesco fu la scuola che più diede una spinta innovativa alla produzione di oggetti, dalle ceramiche, ai tessuti, alla grafica, ai metalli. E da questa scuola nacquero artisti di prim’ordine che prima della seconda guerra mondiale portarono il loro modo di progettare nel mondo in particolare in America. Il Bauhaus inizia con Walter Gropius nel 1919 a Weimar e diventa la base per i grandi movimenti futuri come razionalismo e funzionalismo. Movimenti ai quali aderirono nomi quali Marcel Breuer o Le Corbusier. Quest’ultimo è considerato uno dei maestri del Movimento Moderno insieme a Gropius, appunto, Mies Van der Rohe, Alvar Aalto e Frank Lloyd Wright. Il loro lavoro abbraccia tutti campi del progettare e, per dare un’idea, potremmo citare il Padiglione dell'Esprit Nouveau progettato da Le Corbusier e Pierre Jeanneret, realizzato a partire da uno studio del 1922: il padiglione dello "spirito nuovo" si costituiva come una unità minima standardizzata di una possibile struttura urbana. Il padiglione era pensato come una scatola bianca, con al centro un albero e arredata con mobili di produzione industriale. I grandi designers negli Stati Uniti, in Germania, in Francia, in Scandinavia furono, infatti, maestri nel progettare le abitazioni, gli arredi, l’illuminazione fino alle stoviglie. Così furono i progetti di Charles e Ray Eams, Jean Prouvé, Arne Jacobsen, Eero Saarinen

 

IL DESIGN ITALIANO

Se la Francia e la Germania hanno dato vita al pensiero fondante del design, è vero che parlando di design del ‘900 si parla di Made in Italy. Proprio in un territorio ricco di artigiani, maestranze esperte, piccole imprese pronte a crescere, nasce il connubio con l’artista e con un ingegno nutrito dalla cultura che dà per scontata la quotidianità in un paesaggio artistico quale quello italiano.

Il movimento artistico “Novecento” fondato nell’entourage di Margherita Sarfatti nel 1922 raggruppa pittori come Mario Sironi, Achille Funi, Leonardo Dudreville, Anselmo Bucci, Gian Emilio Malerba, Pietro Marussing e Ubaldo Oppi ma ben presto finisce per influenzare la progettazione d'interni e di pezzi d'arredo. Basti citare tra gli esponenti di questo movimento gli architetti Giò Ponti e Giovanni Muzio. In questo clima Gio Ponti ed Emilio Lancia si dedicano al progetto di arredi Domus Nova (1928-29) per La Rinascente di Milano, con l'intento di rinnovare l'immagine dell'arredo della casa borghese. Queste le prime mosse per il nuovo arredo moderno che abbandona il gusto storicista o “in stile” del passato. Il Novecento del design italiano è difficilmente riassumibile ma potremmo provare a suddividerlo in tre grandi generazioni.

I maestri mobilieri come Cassina, Giordano Chiesa, Quadri, Poggi, Apelli & Varesio, Canali, supportano e assistono l’ingegno di Gio Ponti, Albini, Mollino e altri grandi nomi nella ideazione e produzione di mobili.  La lunga tradizione nella lavorazione del vetro a Murano guida vetrerie come Venini, Barovier&Toso o Seguso che danno libero sfogo alla fantasia di grandi artisti come Zecchin, Buzzi, Bianconi, Scarpa, Ercole Barovier, Archimede Seguso, Flavio Poli, via via fino agli ultimi designer di oggi. I ceramisti di Albissola, di Laveno, di Faenza, di Sesto Fiorentino e del Centro Italia producono oggetti memorabili seguendo i disegni di Galileo Chini, Gio Ponti, Biancini, Zauli, Andlovitz, Tullio d’Albissola. Ma se questi sono i contesti di riferimento più noti non si potrà certo dimenticare la collaborazione con argentieri, gioiellieri, manifatture tessili ma anche il mondo dell’illuminazione e dell’elettronica, un insieme di mondi che grazie alla spinta per l’innovazione e alla divulgazione del bello portano l’Italia ad un primato.

Si potrà per definitiva chiarezza suddividere il mondo del design italiano in tre grandi momenti che corrispondono a tre generazioni. La prima generazione, che ha come padre spirituale Gio Ponti, include nomi come Carlo Mollino, Franco Albini, Carlo Scarpa, Bruno Munari, Ignazio Gardella, Caccia Dominioni, Figini e Pollini, Joe Colombo. La seconda è la generazione protagonista degli anni ’70 ed elenca nomi come Marco Zanuso, Ettore Sottsass, i fratelli Castiglioni, Castelli Ferreri, Vico Magistretti, Angelo Mangiarotti, Cini Boeri, Gae Aulenti, Archizoom. Gli anni ’80 vedono protagonisti i nomi di Alessandro Mendini, Enzo Mari, Mario Bellini, Tobia Scarpa, Gaetano Pesce. A seguire Alberto Meda, Antonio Citterio, Denis Santachiara, Michele De Lucchi, Piero Lissoni, Paolo Ulian.

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